Prefazione al saggio di Robert Hickson

Prefazione al saggio di Robert Hickson
“Gratitude, Contemplation, and the Sacred Worth of Catholic Literature”
Angelico Press - 2020
La memoria è elemento fondamentale dell’identità, della civiltà e della cultura di un popolo: una società senza memoria, il cui patrimonio comune consiste unicamente in un presente senza passato, è condannata a non avere futuro. È allarmante che questa perdita di memoria collettiva colpisca non solo le nazioni cristiane, ma affligga gravemente anche la stessa Chiesa cattolica e, di conseguenza, i Cattolici.
Questa amnesia riguarda tutti i ceti sociali e non è frutto di una casualità, ma di un’opera sistematica da parte di chi, nemico del Vero, del Bene e del Bello, deve cancellare qualsiasi raggio di questi divini attributi anche dai più marginali aspetti della vita sociale, dai nostri modi di dire, dai ricordi della nostra infanzia e dai racconti dei nostri nonni. L’azione orwelliana di rimodellare artificialmente il passato è divenuta prassi abituale nel mondo contemporaneo, al punto che una classe di studenti di liceo è incapace di riconoscere una pala d’altare nella quale sia raffigurata una scena della vita di Cristo o un bassorilievo con uno dei Santi più venerati nel passato. Dr. Robert Hickson chiama questa incapacità «deficiency of dogmatic understanding», «Catholic illiteracy of pestilential proportions».
Tabula rasa: milioni di anime che solo venti o trent’anni fa avrebbero immediatamente identificato il Battesimo nel Giordano o San Gerolamo o Santa Maria Maddalena sono capaci di vedere solo due uomini lungo un fiume, un canuto vegliardo con un leone e una donna con un vaso. Al leggere le pagine di Dante, Manzoni o di uno dei grandi scrittori cristiani del passato, molti cattolici non riescono più a cogliere il senso morale e trascendente di una cultura che non è più loro patrimonio comune, eredità custodita gelosamente, radice profonda di una pianta robusta e carica di frutti.
Al suo posto si affastella il confuso ciarpame dei miti della Rivoluzione, il polveroso repertorio ideologico massonico, l’iconografia di una presunta libertà conquistata con la ghigliottina, con la persecuzione della Chiesa, il martirio dei Cattolici in Messico e in Spagna, la fine della tirannide di Re e Papi e il trionfo dei banchieri e degli usurai. Una stirpe di Re, di Santi, di eroi è ignorata dai suoi eredi, che si abbassano a vantare tra i propri antenati, criminali, usurpatori, sediziosi e traditori: mai la falsificazione era giunta a tale incomprensibile perversione, ed è evidente che il voler creare artificialmente tale ascendenza è la necessaria premessa per l’imbarbarimento – praticamente compiuto – della progenie.
Dobbiamo anche riconoscere che questa rimozione ha trovato un significativo incoraggiamento anche in chi, all’interno della Chiesa cattolica, ha cancellato duemila anni di inestimabile patrimonio di fede, di spiritualità e di arte, ad iniziare da uno sciagurato senso di inferiorità instillato nei fedeli anche dalla Gerarchia a partire dal Vaticano II. L’antica liturgia apostolica, sulla quale sono stati plasmati secoli di composizioni poetiche, di mosaici, di affreschi, di dipinti, di sculture, di vasi cesellati, di corali miniati, di paramenti ricamati, di canto piano e polifonia, è stata proscritta; al loro posto, un rito squallido senza radici, nato dalla penna di congiurati intinta nel calamaio del protestantesimo; musica non più sacra, ma profana; vesti liturgiche senza gusto e vasi sacri dozzinali. E quale grigio contraltare degli inni di Sant’Ambrogio e San Tommaso, povere parafrasi senza metrica e senz’anima, quadri grotteschi e sculture inquietanti. La rimozione degli scritti mirabili dei Padri della Chiesa, delle opere dei mistici, delle erudite dissertazioni dei teologi e dei filosofi e, in ultima analisi, della stessa Sacra Scrittura – di cui si giunge talora a negare la divina ispirazione, affermandone sacrilegamente l’origine umana – ha costituito il passo necessario per poter millantare credito alle novità mondane, che dinanzi a quei monumenti dell’ingegno umano illuminato dalla Grazia apparirebbero come miserabili contraffazioni.
Questa assenza di bellezza è il necessario complemento di un’assenza di santità, poiché dove il Signore di tutte le cose è dimenticato e bandito, non sopravvive nemmeno l’apparenza del Bello. Non è solo il Bello ad esser stato bandito: con esso si è bandita la Verità cattolica, in tutto il suo cristallino splendore, in tutta la sua abbagliante coerenza, in tutta la sua incontenibile capacità di permeare ogni ambito del vivere civile. Perché la Verità è eterna, immutabile e divisiva: essa era ieri, è oggi e sarà domani, così come eterno ed immutabile e divisivo è il Verbo di Dio.
Certamente, dietro questa amnesia indotta, vi è un’eresia trinitaria. E dove si annida il Mentitore, l’eterna Verità di Dio deve essere obnubilata per far posto alla menzogna, al tradimento della realtà, alla negazione del passato. Addirittura, in una falsificazione criminale, gli stessi custodi del depositum fidei chiedono perdono al mondo per colpe mai commesse dai nostri padri – in nome di Dio, della Religione o della Patria – assecondando la più ampia ed articolata falsificazione storica compiuta dai nemici di Dio. E questo tradisce non solo l’ignoranza già colpevole della Storia, ma la malafede colpevole e la volontà dolosa di ingannare i semplici.
Ritrovare la memoria, anche nella letteratura, è un’opera meritoria e necessaria alla restaurazione della Cristianità. Una restaurazione che è oggi quantomai necessaria, se vogliamo affidare ai nostri figli un’eredità da custodire e tramandare come segno tangibile dell’intervento di Dio nella Storia dell’umanità: quanto la Provvidenza ha compiuto nel corso dei secoli – e che l’arte ha immortalato raffigurando miracoli, vittorie dei Cristiani sul Turco, sovrani inginocchiati ai piedi della Vergine, Santi Patroni di celebri Università e prospere Corporazioni – potrà rinnovarsi anche oggi e soprattutto domani, solo se sapremo riscoprire il nostro passato e se lo comprenderemo alla luce del mistero della Redenzione.
Questo libro si propone il nobile scopo di ripristinare, riportandola all’antico splendore, la memoria cattolica, ossia la sostanza di un passato armonioso ed organico che è cresciuto e vive ancor oggi, come i tratti ereditari di un fanciullo si ritrovano sviluppati nell’uomo adulto, come il principio vitale del seme si ritrova nella linfa dell’albero e nella polpa del frutto. Robert Hickson ci indica giustamente, nella restaurazione della memoria, la via per ritrovare la fede comune che modella i tratti di una comune cultura cattolica.
In questo senso è significativo – direi estremamente appropriato, anche se solo per analogiam – l’aver incluso anche la letteratura cristiana nel numero dei Sacramentali, applicando ad essa l’azione dell’acqua benedetta, del chiarore dei ceri, del suono delle campane, del canto liturgico: l’invocazione alla Vergine del trentatreesimo canto del Paradiso, il dialogo del Cardinal Borromeo con l’Innominato, un brano di Chesterton rendono presente alla nostra mente quelle verità cattoliche e, in qualche modo, realizzano ciò che significano e possono agire sulla vita spirituale ampliandola e completandola. Per questo mistero dell’insondabile misericordia di Dio siamo toccati nell’anima, mossi alle lacrime, ispirati al Bene, spronati alla conversione. Ma è poi quanto avviene nel contemplare una pala d’altare, nell’ascoltare una composizione di musica sacra, in cui un raggio delle perfezioni divine irrompe nel grigiore della quotidianità e ci mostra lo splendore del Regno che ci attende.
Scrive l’Autore: «Siamo chiamati all’impegno di recuperare la vita e la piena memoria del Corpo di Cristo, anche se ai nostri occhi non possiamo fare molto per ricostruire quel Corpo». Ma il Signore non ci chiede di compiere miracoli: Egli ci invita a renderli possibili, a creare le condizioni nella nostra anima e nel corpo sociale perché possano manifestarsi i prodigi dell’onnipotenza divina. Aprirci al passato, alla memoria delle grandezze di Dio nella Storia, è condizione imprescindibile per rendere possibile oggi la presa di coscienza della nostra identità e del nostro destino e domani restaurare il Regno di Cristo.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo tit. di Ulpiana
Nunzio Apostolico
28 Agosto 2020
Sant’Agostino, Vescovo, Confessore e Dottore della Chiesa